Intervista: Fleur Jaeggy a proposito di Proleterka

di Maria Grazia Rabiolo

Fleur Jaeggy, il suo ultimo libro Proleterka è stato molto lodato dalla critica. Il suo modo di scrivere è stato definito algido da taluni, da altri malinconico. Per lei, Fleur Jaeggy, cos'è Proleterka?

Proleterka è il nome di una nave jugoslava; è la storia di una ragazzina e di suo padre. Si conoscono molto poco. Il padre è una persona fredda, distaccata. E la ragazzina si domanda i pensieri del padre dove vanno. Il viaggio di due settimane sulla nave Proleterka le offre l'occasione di conoscere meglio suo padre. Mentre vanno a visitare vari luoghi della Grecia, e lei osserva il padre, c'è qualcosa d'altro che la interessa moltissimo. La protagonista del libro (che non ha nome) scopre la vita. Ma nel libro, avvolta come da ombre, da fantasmi, c'è la storia di una famiglia. Una famiglia la cui vicenda inizia in un luogo in cui si parla tedesco. L'italiano è la mia lingua materna, ma il tedesco è una lingua che mi è molto vicina, essendo nata a Zurigo. Per me, il tedesco è una sorta di lingua dei morti, una lingua che mi segue. Alcuni personaggi del mio libro parlano allora tedesco, in un luogo non nominato, in cui sorgeva la fabbrica di tessuti che ha fatto la fortuna della famiglia in questione.

Questa famiglia, poi, però, conosce il disastro economico, e una serie di malattie, di lutti. E' una famiglia segnata dal destino, raccontata attraverso la vicenda di questa sedicenne che, viaggiando col padre, riscopre proprio il passato familiare.

Sembra che le ombre, gli spettri, avvolgano di nuovo la sua vita, la vita che questa ragazzina incomincia. Potrebbero farla soccombere. Ma lei non soccombe affatto. Continua a vivere. A raccontare le storie della sua famiglia. La storia, ad esempio, del gemello di suo padre, colpito dalla malattia del sonno. E lei ha l'impressione che questo gemello li stia seguendo nel corso del loro viaggio.

E c'è poi anche un fratello della ragazzina…

Sino quasi alla fine del libro, la ragazzina sente la presenza di un altro essere, che forse sta vivendo in vece sua. E nell'ultima parte del libro, nelle ultime pagine, c'è un finale a sorpresa, in cui la protagonista scopre cose che non aveva mai saputo.

… cose che non sapeva e che la fanno crescere. Possiamo dire che questo è un romanzo di iniziazione?

E' assolutamente un romanzo di iniziazione. Mi è molto difficile parlare dei miei libri e non so bene il motivo. Vorrei scusarmi. Mi è sempre molto difficile. Soprattutto quando un libro è appena uscito: fino all'ultimo stavo lavorando ancora sulle bozze…

Il suo stile, Fleur Jaeggy, è assolutamente particolare e personale. Frasi brevi, paratattiche, grande intensità del risultato. Come lavora?

Questo libro l'ho iniziato vari anni fa, in parallelo ad altri testi. Quando finisco di scrivere qualche pagina, poi leggo ad alta voce quello che ho scritto. Se c'è qualcosa che non va, me ne accorgo subito, perché leggo il testo come se fosse stato scritto da un'altra persona. Il ritmo, la musicalità, sono per me importantissimi. E mi accorgo subito, leggendo ad alta voce, se ci sono pause o ritmi che non funzionano. Malgrado questi "esercizi" che compio sul mio testo, sino all'ultimo non sono convinta del risultato. Su questo libro ho continuato a lavorare fino all'ultimo. E non ne ero convinta. Ora però che è uscito dalla mia casa, non ci penso più, non lo guardo più e in un certo senso, quasi non vorrei neppure più saperne.

Maria Grazia Rabiolo

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28.11.2002